REGIONE PUGLIA | Giunta: anticipo di 120 milioni di FAS Una risposta al ministro Tremonti, che aveva evocato la «cialtroneria» delle Regioni meridionali per i ritardi nella spesa delle risorse straordinarie. Un messaggio a Raffaele Fitto, che oggi pomeriggio incontra la Regione Puglia per un confronto sull'uso dei Fas (fondo aree sottoutilizzate). La giunta regionale approva l'assestamento di Bilancio e, a sorpresa, inserisce un capitolo di spesa da 120 milioni per anticipare «uno o più interventi previsti nel Par/Fas 2007-2013, ancora bloccato». Il duplice messaggio è evidente. Da un lato si fa intendere a Tremonti che la Puglia è ben pronta a spendere, se solo il governo approvasse il Par (programma attuativo per l'impiego dei Fas). Dall'altro è una richiesta a Fitto e al governo ad adoperarsi per lo sblocco dei Fas: una partita consistente, che ammonta a 3,1 miliardi di euro. Non è l'unica istanza che il governatore Nichi Vendola e l'assessore al Bilancio Michele Pelillo porteranno oggi a Roma sulla scrivania del ministro Fitto (da giorni impegnato nella consultazione delle Regioni sull'impiego dei Fas, come gli impone la delega sulla vigilanza relativa ai fondi straordinari). Vendola chiederà, e non solo a Fitto, un impegno per allentare il Patto di stabilità 2010. E fare in modo che le spese di co-finanziamento dei Fondi europei non vengano considerate tra le uscite e siano dunque escluse dal Patto. La Puglia, come altre Regioni, si trova infatti nel paradosso di non poter spendere le considerevoli risorse europee a disposizione per non violare il Patto di stabilità. Il governatore sta lavorando ad un emendamento da far presentare al Senato nel corso della discussione sulla manovra del governo. La norma consentirebbe la «nettizzazione» dei fondi Ue, ossia l'esclusione del cofinanziamento statale e regionale dall'elenco delle uscite. Ieri Vendola ha avuto una lunga telefonata, con Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Oggi se ne saprà di più. Intanto sull'argomento intrecciato di Fas/ patto di stabilità/ dichiarazioni di Tremonti si è scatenata un'ampia discussione politica. Vendola è cauto e si muove su quello che considera un sentiero stretto. «Dall'incontro con Fitto - dice - mi aspetto molto: un esame obiettivo, documentato e sereno soprattutto sulla spesa del vecchio Fas 2000-2006. Bisogna evitare un clima di violenza verbale, che assomiglia ad una simulazione della guerra civile». A dargli man forte, sulla richiesta di allentamento del Patto di stabilità, è il capogruppo del Pd Antonio Decaro («non si metta la Puglia tra l'incudine e ilmartello: tra rispettare il Patto e non spendere; oppure spendere e violare il Patto»). Il capogruppo della Puglia per Vendola, Angelo Disabato, si augura «che Fitto possa intervenire presso il governo Berlusconi». Dal centrodestra Nino Marmo (Pdl) fa sapere di considerare «indubbiamente infelice l'epiteto» di Tremonti. E tuttavia chiede una iniziativa bipartisan per approvare con legge l'istituzione di una commissione di indagine sull'uso dei fondi europei. Proposta avanzata qualche giorno fa da Eupreprio Curto (Udc), il quale tuttavia dubita che il varo con legge della commissione possa essere la soluzione più celere. I toni sono, tuttavia, molto diversi quando parla l'opposizione. Se Massimo Cassano (Pdl) parla di «vergogna nazionale» quando parla di fondi non spesi, il coordinatore dell'Udc Angelo Sanza si augura più semplicemente che l'incontro Fitto-Vendola «serva alla causa dei pugliesi». L'assessore Fabiano Amati, da parte sua, si muove sul terreno della provocazione. Invierà a Tremonti un telegramma alla settimana per ricordargli il mancato finanziamento del potabilizzatore di Conza. Il presidente del consiglio Onofrio Introna invece bolla le parole tremontiane come «boutade di cattivo gusto». Intanto dalla manovra di assestamento arriva la notizia di un avanzo di amministrazione spendibile di più di 300 milioni: 120 per l'anticipazione del Par-Fas, 130 per ridurre il deficit sanitario, 45 milioni (e questa è un'altra novità) per istituire un fondo svalutazione crediti. «Serve - spiega Pelillo - a rendere più forte e credibile il nostro bilancio: in questo modo se qualche credito divenisse insesigibile, si potrebbe attingere al fondo svalutazione senza manovre correttive». fonte:http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/
